Itinerario autoguidato

L’architetto di casa tua

Quattro tappe Liberty in una mezz’ora a piedi, da via Malpighi 3, sulle tracce di Giovanni Battista Bossi.

4
tappe, più l’androne
< 1
chilometro a piedi
20–30
minuti
0 €
sempre, per chiunque

Chi prenota qui non prenota un appartamento in un edificio storico. Prenota un appartamento dentro l’opera di un uomo che, in pochi anni, ha costruito quattro palazzi nel raggio di un quarto d’ora da qui. Questa passeggiata te ne mostra due.

Si chiamava Giovanni Battista Bossi, era nato a Novara nel 1864 ed è morto a Milano nel 1924. Non è un nome che troverai sulle guide accanto a Sommaruga o a Portaluppi. Eppure fra il 1902 e il 1906, in questo quadrante di Porta Venezia, ha lasciato più Liberty di chiunque altro.

Questa passeggiata dura una mezz’ora, sta tutta dentro seicento metri e non ti porta nei posti famosi. Ti porta a vedere che cosa succede quando lo stesso architetto prova risposte diverse allo stesso problema, tutte a pochi passi di distanza.

Si comincia da dove sei.

La mappa

Scorri la mappa di lato per leggerla per intero.

L’architetto di casa tua Mappa illustrata del percorso. Piazza Oberdan e' il nodo da cui si aprono corso Buenos Aires verso nord, viale Piave verso sud e via Malpighi verso est. Dall'androne di Casa Galimberti, in via Malpighi 3 all'angolo con via Sirtori, si esce in strada e si percorre via Malpighi verso est fino a Casa Guazzoni, al civico 12, all'angolo con via Melzo. Si attraversa via Melzo e subito dopo, sull'angolo con via Frisi, c'e' l'ex Cinema Dumont. Da qui si torna indietro lungo via Malpighi fino a piazza Oberdan e si scende per un centinaio di metri lungo viale Piave, fino al Kursaal Diana al civico 42. Il portone di partenza e' a cento metri. Mappa schematica, non in scala. L’architetto di casa tua Quattro tappe Liberty attorno a via Malpighi meno di 1 km · 20–30 minuti 0 L’androne la tappa che possono fare solo gli ospiti piazza Oberdan corso Buenos Aires via Malpighi via Sirtori via Melzo via Frisi viale Piave CINEMATOGRAFO 1 2 3 4 0 Casa Galimbertivia Malpighi 3G. B. Bossi, 1902–1905 Casa Guazzonivia Malpighi 12G. B. Bossi, 1903–1906 Ex Cinema Dumontvia Frisi 2Tettamanzi e Mainetti, 1908–1910 Kursaal Dianaviale Piave 42Achille Manfredini, 1907–1908 si parte da qui si attraversa N Legenda il percorso il rientro, cento metri Mappa schematica, non in scala. L’ordine delle tappe e i collegamenti fra le strade sono corretti; le distanze e le proporzioni no. Distanze e tempi sono indicativi. Disegno originale · Casa Galimberti Heritage Apartment
Disegno originale di Casa Galimberti Heritage Apartment. Mappa schematica, non in scala: mostra l’ordine delle tappe, non le distanze reali.

Una regola sola

Tranne la prima, si guarda tutto da fuori. Sono edifici privati e abitati: non si suonano campanelli e non si entra negli androni.

Solo se dormi qui

L’androne

Se sei ospite di Casa Galimberti Heritage Apartment, la prima tappa è prima ancora di uscire, e nessun altro può farla.

Un restauro di fine anni Novanta ha riportato alla luce la decorazione interna dell’androne e del vano scala, che riprende i motivi floreali delle facciate a partire dalla zona della portineria. È l’unico interno Liberty di questo percorso a cui hai accesso, e ci passi ogni giorno senza guardarlo.

Guardalo adesso. Fra due minuti vedrai gli stessi motivi da fuori, in ceramica dipinta, alti quattro piani.

Un favore: è un condominio abitato. Voce bassa, niente treppiedi, e non suonare ad altri campanelli.

Le tappe

Casa Galimberti

via Malpighi 3

Giovanni Battista Bossi, 1902–1905

Esci, attraversa e voltati.

Sessantotto metri di facciata fra via Malpighi e via Sirtori, e circa centosettanta metri quadrati di decorazione policroma. Qui Bossi non ha scolpito niente: ha fatto dipingere. Le piastrelle ceramiche sono dipinte a fuoco, opera di Brambilla e Pinzauti: gli ornati di Pio Pinzauti, le figure di Ferdinando Brambilla.

Al primo piano, sul fronte di via Malpighi, ci sono nove figure femminili e tre maschili. Sul fronte di via Sirtori, cinque femminili e una maschile. Contale: ci vuole un minuto ed è il modo migliore per accorgersi che non si ripetono.

Sopra, dal secondo piano in su, i motivi floreali prendono il sopravvento e i ferri battuti della ditta Arcari disegnano le balaustre.

Guarda anche in basso, dove nessuno guarda mai: il basamento è in ceppo gentile, una pietra poco costosa fatta arrivare dalle cave di Trezzo lungo il Naviglio della Martesana. Serve solo a tenere l’umidità fuori dai muri. Tienilo a mente, perché alla fine della passeggiata quel canale torna.

E tieni a mente un’altra cosa: qui la decorazione è applicata. È una pelle. Sotto c’è un edificio che sta in piedi da solo.

Ottanta metri più avanti, lo stesso architetto ha fatto l’esatto contrario.

Casa Guazzoni

via Malpighi 12

Giovanni Battista Bossi, 1903–1906

Stessa strada, stesso architetto, stessi anni. E una soluzione opposta.

Bossi costruì Casa Guazzoni fra il 1903 e il 1906 sull’angolo fra via Malpighi e via Melzo, per un capomastro. Questa volta non applicò la decorazione: la fece diventare la struttura. Il cemento e il ferro qui non rivestono niente. Reggono.

Guarda l’angolo, in alto: due balconi sovrapposti e collegati fra loro, con due sostegni diversi. Quello in basso, di pietra, poggia su una schiera di putti che fingono di portare il peso. Quello sopra è retto da colonnine di ferro accoppiate, sottili come niente.

Poi scorri con gli occhi dal basso verso l’alto e nota una cosa: più si sale, più la decorazione si semplifica. In cima al piano terra ci sono volti femminili in cemento, a due passi da chi cammina; sopra, putti e ghirlande; in alto, solo spirali di ferro battuto. Quel ferro è di Alessandro Mazzucotelli, il fabbro più noto del Liberty italiano.

Non è pigrizia. La facciata è pensata per chi passa a piedi.

Il Liberty milanese non era una fede, era un repertorio. Lo si tirava fuori quando serviva e lo si metteva via quando non serviva.

Ottanta metri, gli stessi anni, un architetto solo, e due idee opposte di che cosa sia una facciata. Questa è la cosa più utile che porterai via dalla passeggiata.

Adesso che sai come lavorava Bossi, attraversa via Melzo e guarda chi lo copiava.

Ex Cinema Dumont

via Frisi 2

Ferdinando Tettamanzi e Giovanni Mainetti, 1908–1910

Sei dall’altra parte della strada. Due anni dopo.

Nel 1908, quando Bossi aveva appena finito le sue case qui dietro, due architetti di cui quasi nessuno ricorda il nome, Ferdinando Tettamanzi e Giovanni Mainetti, cominciarono su questo angolo uno dei primi cinematografi di Milano costruiti apposta per il cinema. Aprì nel 1910, con cinquecentosedici posti su venti file di sedili. Lo chiamarono Dumont, con un cognome francese. Perché, non lo dice nessun documento.

Guarda solo l’angolo: è lì che si concentra tutta la decorazione, con motivi floreali di gusto francese, mentre il fianco su via Melzo non fu mai decorato. In alto sulla facciata correva la scritta CINEMATOGRAFO, poi cancellata.

Adesso confrontalo con quello che hai appena visto. Il vocabolario è lo stesso, la grammatica no: qui la decorazione è un cartellone pubblicitario messo sull’angolo buono, non un ragionamento sull’edificio. È Liberty di seconda mano, e a cinquanta metri dall’originale si vede.

Adesso si torna indietro, verso Porta Venezia.

Kursaal Diana

viale Piave 42

Achille Manfredini, 1907–1908

Qui c’erano i Bagni di Diana, la prima piscina pubblica d’Italia, aperta nel 1842: una vasca di cento metri per venticinque, centoventi cabine, e l’acqua della Gerenzana, un rio alimentato dal Naviglio della Martesana. Lo stesso canale che sessant’anni dopo portava in città la pietra del basamento da cui sei partito.

Nel 1907 Achille Manfredini ci costruì sopra un kursaal: albergo, ristorante, sala da ballo, uno sferisterio per il gioco della pelota e un teatro da ottocentocinquanta posti. Il Liberty applicato al divertimento di massa, inaugurato il primo ottobre 1908.

Il 23 marzo 1921, durante uno spettacolo, una bomba esplose nel teatro. Ventun morti, ottanta feriti. Fu il più grave attentato esplosivo avvenuto in Italia fino ad allora.

L’edificio è ancora lì. Vale la pena fermarsi trenta secondi in silenzio. Poi il tuo portone è a cento metri.

Alla fine

Due edifici di Giovanni Battista Bossi a ottanta metri l’uno dall’altro, uno che lo imita dall’altra parte della strada, e uno che racconta come finiva il divertimento a Milano nel 1921. Tutto dentro seicento metri.

Le figure che hai contato all’inizio adesso hanno un contesto: sono la scelta di un uomo che, negli stessi anni e nelle stesse strade, aveva provato anche tutto il resto.

Se vuoi continuare

In zona ci sono altri tre Bossi che questa passeggiata non tocca, tutti in direzioni opposte. Casa Bossi, in viale Piave 11–13, verso piazza del Tricolore: due piani interi di bugnato pesante e una fitta sequenza di balconi in pietra su mensole scolpite, cioè l’esatto contrario di quello che hai appena visto, dello stesso architetto e degli stessi anni. Vale i dieci minuti di camminata in più solo se il confronto ti ha interessato.

Casa Alessio, in via Lamberto De Bernardi 1, è la sua prova più tedesca: linee sinuose ma austere, finestroni alternativamente curvi e rettilinei, inserzioni di mascheroni, e sui corpi laterali il suo solito ferro battuto. Jugendstil al posto della festa milanese. Casa Centenara è indicata in corso Buenos Aires 66, ma su questo le fonti non vanno d’accordo: vedi le note.

E se vuoi il Liberty da manuale, quello delle guide, Palazzo Castiglioni di Giuseppe Sommaruga è in corso Venezia 47, a un quarto d’ora da qui. Ma quello lo conoscono tutti.

Note e fonti

Da dove vengono questi dati, e dove le fonti non vanno d’accordo
  • Le datazioni degli edifici Liberty milanesi divergono fra le fonti. Casa Galimberti: 1902–1905 secondo la scheda SIRBeC della Regione Lombardia, 1904 secondo la scheda del Catalogo generale dei Beni Culturali, 1903–1905 secondo Wikipedia. Casa Guazzoni: 1903–1906 secondo la scheda SIRBeC, 1905 secondo il Catalogo generale, 1904–1906 secondo Wikipedia. Qui sono indicati gli intervalli delle schede regionali, che sono anche le uniche a spiegare da dove vengono.
  • I sessantotto metri di facciata sono la misura della scheda SIRBeC. Wikipedia dà invece i due fronti separati, di trentadue e trentatré metri.
  • Il conteggio delle figure di Casa Galimberti (nove femminili e tre maschili su via Malpighi, cinque femminili e una maschile su via Sirtori) segue la voce Wikipedia in italiano.
  • Le decorazioni in ceramica di Casa Galimberti sono attribuite dalla scheda SIRBeC a Brambilla e Pinzauti come coppia. La distinzione fra gli ornati di Pinzauti e le figure di Brambilla, e l’attribuzione della produzione delle piastrelle alla Società Ceramica Lombarda, vengono da fonti secondarie.
  • I ferri battuti di Casa Galimberti sono attribuiti dalla scheda SIRBeC alla ditta Arcari, senza secondo nome. Treccani scrive «Arcari e Bellori», Wikipedia «Arcari e Bellomi»: per questo qui compare solo Arcari. I ferri di Casa Guazzoni sono di Alessandro Mazzucotelli su entrambe le fonti: le guide che attribuiscono Mazzucotelli a Casa Galimberti confondono i due edifici.
  • Il perché del nome Dumont non è documentato da nessuna fonte, né dalla scheda regionale né dalla ricostruzione d’archivio. Le spiegazioni che circolano non citano niente, e per questo non sono riportate qui. Nota anche che via Frisi 8, che si legge in alcune fonti, non è un errore: era il civico nel 1908.
  • Casa Centenara è indicata in corso Buenos Aires 66 dalla letteratura divulgativa, ma Treccani attribuisce a Bossi un condominio in corso Buenos Aires 52 senza nominarlo, e colloca una «casa Centenari» in corso Vercelli 38. Nessuna scheda istituzionale conferma il civico 66.
  • Lunghezza e durata della passeggiata sono stime, non misure. Le uniche distanze calcolate sono quelle fra Casa Galimberti e Casa Guazzoni (settantotto metri) e fra Casa Galimberti e il Kursaal Diana (circa cento metri), ricavate dalle coordinate delle schede ministeriali.
  • Fonti principali: schede SIRBeC della Regione Lombardia LMD80-00393 (Casa Galimberti), LMD80-00392 (Casa Guazzoni), LMD80-00391 (ex Cinema Dumont) e 1j590-00016 (Kursaal Diana, Università Cattolica del Sacro Cuore); schede del Catalogo generale dei Beni Culturali 00101746 e 00101748; Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce Bossi, Giovanni Battista; Wikipedia italiana e inglese.
  • Mappa e testi sono originali, prodotti per Casa Galimberti Heritage Apartment. Nessuna fotografia di terzi è usata in questa pagina.

Il resto del sito

Questa passeggiata parte dal portone di un appartamento che si può prenotare. Se ti interessa dormirci dentro, il resto del sito è qui.

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